GLI ANTIIPERTENSIVI |
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| L'ipertensione è una malattia comune che se non viene trattata in modo efficace può portare gravi problemi, trombosi coronarica, infarto e insufficienza renale.Fino agli anni '50 i farmaci disponibili non erano molti, ed i pochi, avevano forti effetti collaterali o scarsa efficacia; del resto i medici non consideravano l'ipertensione una patologia credendola necessaria per mantenere una conveniente irrorazione sanguigna nelle persone anziane in alcuni distretti dell'organismo. Nella maggior parte dei casi non si identificano fattori causali e pertanto l'ipertensione viene classificata come essenziale, termine ereditato dalle vecchie ma errate convinzioni circa l'utilità della ipertensione. Il controllo dell'ipertensione mediante l'uso di farmaci privi di effetti collaterali inaccettabili è clinicamente importante e pertanto la ricerca ha compiuto molti sforzi nel tentativo di sviluppare nuovi farmaci. Durante gli anni sessanta farmaci come metildopa, guanetidina e reserpina hanno rappresentato i principali antiipertensivi, il loro meccanismo d'azione si basa sul blocco del sistema simpatico ma presentano forti effetti collaterali come la depressione, sonnolenza, ipotensione posturale, impotenza, talvolta diarrea... | Successivamente sono stati utilizzati i diuretici tiazidici e gli antagonisti beta, dotati di minori effetti collaterali. I diuretici diminuiscono il volume ematico ed esercitano una vasodilatazione indiretta, studi clinici riportano la loro efficacia nel ridurre gli infarti ma presentano effetti collaterali quali frequenza urinaria, intolleranza al glucosio, ipokaliemia, iponatriemia. Anche i beta-bloccanti riducono la mortalità dopo infarto miocardico ma sono controindicati in caso di asma specie gli aspecifici, insufficienza cardiaca, blocco cardiaco, malattia vascolare periferica. Negli ultimi anni sono entrati sempre più in uso gli ace-inibitori e i calcio-antagonisti, essenzialmente perchè provvisti di minori, ma non per questo sottovalutabili, effetti collaterali. Tra gli ace-inibitori si ricordano il captopril e l'enalapril, il lisonopril e il ramipril con durata d'azione maggiore rispetto al captopril. Essi possono causare ipotensione alla prima somministrazione, tosse secca, insufficienza renale in pazienti con stenosi bilaterale delle arterie renali. Trovano un'utilità addizionale in pazienti insulino-dipendenti con protenuria, dopo infarto miocardico, in pazienti con insufficienza cardiaca e promuovono inoltre la regressione dell'ipertrofia ventricolare sinistra. | I calcio-antagonisti come nifedipina, amlodipina e nicardipina possono invece causare come effetti collaterali arrossamenti, mal di testa e edema alle caviglie.Importate è anche l'introduzione degli antagonisti del recettore alfa adrenergico, come teraxosina e doxazosina dotati di maggiore durata d'azione. Gli antagonisti alfa sono utili in caso di ipercolesterolemia perchè migliorano il quadro lipidico riducendo il rapporto LDL\HDL. I vasodilatatori come il nitroprussiato si usano invece nelle emergenze, mentre un altro vasodilatatore, l'idralazina, si usa talvolta in associazione ma trova scarsa utilizzazione a causa della sua notevole tossicità. Un accenno va dedicato al minoxidil che appartiene alla serie di farmaci che agiscono sui canali del potassio. Esso è un farmaco molto potente e costituisce un'ultima risorsa nelle gravi ipertensioni a causa dei suoi effetti collaterali. Trova invece applicazione locale per il trattamento della calvizie. Di recente introduzione sono gli antagonisti della angiotensina, che ne contrastano l'effetto vasocostrittore.Appartengono a questa classe i sartani ( come il losartan), che non provocano le stesse reazioni avverse degli ace-inibitori tra cui la tosse associata all'accumulo di bradichinina. |
TERAPIE NON FARMACOLOGICHE DELL'IPERTENSIONE
L'obesità e l'ipertensione sono strettamente associate e il grado di obesità è correlato positivamente con l'incidenza di ipertenzione. La relazione obesità-ipertensione non è chiara ma l'aumento della secrezione d'insulina associato con l'obesità può provocare una stimolazione del riassorbimento di sodio a livello dei tubuli renali. Diversi studi hanno poi dimostrato che una moderata restrizione dell'assunzione di sale a circa 5 g al giorno può far diminuire la pressione sistolica di circa 12 mmHg e la diastolica di 6. Inoltre i soggetti con età superiore ai 40 anni sono più sensibili all'effetto ipotensivo di una moderata diminuzione di sale. Purtroppo non tutti i pazienti rispondono e tale restrizione va applicata come approccio iniziale di fronte a una ipertensione lieve. Anche il consumo di alcool può far salire la pressione ma non è chiaro quanto alcool deve essere consumato per la comparsa dell'effetto. Il meccanismo con cui l'alcool fa aumentare la pressione non è chiaro ma può coinvolgere l'aumento del trasporto di calcio all'interno delle cellule muscolari lisce. Tutti i pazienti affetti da ipertensione devono essere avvertiti di limitare il consumo di alcool a non più di 30 ml al giorno. Importante è anche l'attività fisica; il regolare esercizio fisico infatti provoca la riduzione del volume ematico e delle catecolamine plasmatiche e l'aumento del fattore natriuretico atriale. Nei pazienti ipertesi inoltre esiste una correlazione positiva tra sodio e pressione e negativa tra potassio e pressione. L'aumento dell'assunzione di potassio può infatti provocare la riduzione della pressione arteriosa per mezzo di un aumento dell'escrezione del sodio corporeo, della soppressione della secrezione di renina, dell'induzione di dilatazione arteriolare.
Testi di riferimento: GOODMAN E GILMAN RANG-DALE-RITTER